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Parcheggi riservati, ma... con riserva!

 

Parcheggiare non deve essere uno stress!

Il problema parcheggi riservati ai disabili con difficoltà a deambulare sta diventando sempre più rilevante sia in città che sul territorio trentino, in quanto la carenza di senso civico, porta i più “deboli” a trovarsi in situazioni disagevoli.
Per chi ha difficoltà a deambulare è già difficile trovare un parcheggio libero a loro riservato, se poi, quando viene individuato è occupato da:
automobili non munite di contrassegno,
• veicoli non autorizzati con frecce lampeggianti,
• automobilisti che lo utilizzano solo per 2' minuti per piccole commissioni,
allora, il disagio arrecato è ancora maggiore, perché, parcheggiare in uno “spazio non riservato”, comporta delle difficoltà nel:
scendere e/o salire in macchina, causato da spazi ristretti,
• raggiungere distanze, a volte rilevanti, dal luogo di destinazione,
• contravvenzioni comminate per assenza di esposizione ticket
.
Avendo vissuto, più volte queste difficoltà in prima persona, ho deciso di attivarmi facendo pubblicare un articolo sul quotidiano l’Adige di data 25 marzo 2012, di seguito riportato:

 

ABUSIVI SUI POSTI PER GLI INVALIDI

«Chiediamo solo il rispetto dei nostri diritti»

Negli spazi pubblici a sanzionare coloro che per distrazione o per pigrizia parcheggiano la loro auto sugli spazi invalidi senza averne diritto ci pensano le forze dell’ordine. Nei parcheggi privati, tra i quali rientrano anche quelli dei grossi centri commerciali, tutto viene ricondotto al buon senso che non tutti i trentini, però, sembrano avere in abbondanza. Proprio venerdì mattina alle 11 e 30, infatti, Maria Carla Bonetta, vice presidente dell’Anmic, Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili, si trovava nel parcheggio del Top Center. Dei dieci parcheggi riservati ai
disabili, sette erano occupati da auto senza contrassegno. Non solo. Estratto il cellulare per fotografare la situazione, la presidente si è sentita attaccare da una delle automobiliste indisciplinate la quale, accusandola di aver violato la sua privacy, ha chiamato i carabinieri.
«Purtroppo quella dei parcheggi per invalidi occupati da automobilisti che non hanno nessun problema di deambulazione è un problema molto frequente. Le persone sanno che non possono essere contravvenzionate e non hanno il buon senso di capire che quegli spazi sono riservati a persone che hanno difficoltà a muoversi, che possiedono il permesso perché hanno problemi di salute. Accade nei centri commerciali, ma anche a Villa Rosa, luogo di riabilitazione per eccellenza dove il rispetto dei disabili dovrebbe essere un must».
Nelle parole di questa donna c’è un misto di rabbia e delusione. Ma il tutto detto con il sorriso sulle labbra e con tanta dolcezza, «perché – dice lei – alla fine noi disabili quando protestiamo siamo considerati dei “rompiscatole”, mentre invece chiediamo solo che vengano rispettati i nostri diritti. Spesso da una vita combattiamo per far fronte a problemi di salute che non ci siamo cercati ma ci sono capitati addosso. Non vogliamo l’elemosina ma solo che i nostri diritti non vengano calpestati. Non vogliamo essere invisibili, vogliamo vivere». L’associazione, che conta più di 1500 soci, ora sta cercando di monitorare anche le norme applicate nei diversi comuni trentini in merito all’utilizzo gratuito dei posti blu per gli invalidi.
«A Trento questo è garantito – dice la vice presidente – ma ci sono comuni dove se un invalido parcheggia su questi posti senza tagliandino viene multata. Già lo scorso anno abbiamo chiesto un incontro con il presidente Dellai perché vorremmo che le regole fossero uguali ovunque». Ma quello degli spazi per invalidi non rispettati, dei motociclisti che parcheggiano nello spazio tra due posti invalidi che dovrebbero essere utilizzati dagli stessi per scendere agevolmente dall’auto, è – spiega la vice presidente dell’associazione – solo la punta dell’iceberg. «Ci sono parecchi diritti che non vengono rispettati – dice Maria Carla Bonetta – e come associazione puntiamo a rappresentare gli interessi di tutti gli invalidi, indipendentemente dal motivo dell’invalidità e anche dal fatto che siano o meno associati. Il mio sogno sarebbe quello di avere un referente in ogni zona in modo che anche chi abita in periferia possa essere aiutato. Purtroppo i bisogni degli invalidi e delle famiglie sono molteplici e solo facendo rete si possono trovare soluzioni».  

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