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Tesseramento 2020

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Dalla paralisi… il ritorno alla vita

Vivevo la mia vita a mille all’ora. Poi, proprio un giorno in cui con la mia moto andavo a venti, tutto è cambiato”

 

Il 20 giugno 2009 ero in moto sul Lago di Garda insieme a mia moglie e mio figlio. Eravamo in colonna e viaggiavamo a bassa velocità, quando la macchina davanti a me, ha frenato improvvisamente. Ho girato bruscamente la testa per fare in modo di evitarla, ma probabilmente il casco ha fatto da volano e, in un istante, mi sono trovato paralizzato dal collo in giù. La mia vita è cambiata in un secondo!

Da affermato professionista sempre impegnato in mille progetti e padre di famiglia con cinque figli (di cui una naturale e quattro adottati in Brasile), mi sono trovato su un elicottero diretto verso l’ospedale Borgo Trento di Verona. La diagnosi è stata: lesione incompleta del midollo spinale. I mesi successivi sono stati un vero incubo. Ero bloccato a letto e nulla del mio corpo si muoveva. Non potevo nemmeno grattarmi la punta del naso se avevo prurito. Mi dovevano lavare, vestire e imboccare. I medici mi avevano avvisato che il massimo del recupero avviene solitamente nei primi 5-6 mesi. Il tempo passava e io non vedevo alcun miglioramento.

Io resto a letto, ma voglio tornare a lavorare al computer anche se per farlo dovessi usare il naso o le orecchie” - dicevo agli operatori - ricordando il mio passato come progettista. La mia grande passione per il lavoro mi ha portato collaborare con Renzo Piano nella realizzazione della ristrutturazione del Lingotto di Torino, ma anche per i progetti della facoltà di ingegneria di Mesiano, della moschea a Tripoli e dell’hotel Sheraton ad Addis Abeba.

E’ comprensibile che per me l’obiettivo primario non fosse tornare a vestirmi o mangiare da solo, ma quello di rimettere il naso tra i miei disegni e poter tornare ad essere operativo. Dopo mesi e mesi di riabilitazione il primo segnale: la gamba si mosse per dieci centimetri e poi il percorso con i tutori. Ho gioito il giorno che sono riuscito a realizzare i primi semplici disegni sia mano che con il computer, e la gioia era ancora più grande sapendo che quel traguardo era stato raggiunto con grandi sacrifici ripensando a quando i medici mi dicevano di non illudermi. Io, rispondevo che “Non volevo illudermi, ma che non intendevo neppure fermarmi”, e quindi iniziai ad alzare la mia soglia del dolore per far si che i fisioterapisti non si fermassero e vedere i primi risultati. Risultati che piano piano arrivarono. Ricordo tutte le tappe dei miei progressi: la prima volta che sono riuscito a grattarmi il naso da solo; la prima volta che sono riuscito a stare in piedi; la prima volta che ho utilizzato il girello; la prima volta che ho utilizzato le stampelle; i primi passi e le prime scale… sono stati enormi traguardi conquistati con grande difficoltà. Ora la mia paura è di non fare altri progressi, di fermarmi. Continuo a ripetermi che non devo illudermi e mi pongo piccoli obiettivi che solo tre anni fa sembravano irraggiungibili. Certo l’obiettivo sarebbe quello di ritornare a “correre”. Riuscire ad alzarmi senza essere aiutato, ma già l’essere tornato a lavorare per me è un grande risultato.

Quando mi chiedono quanto l’incidente mi abbia cambiato, ricordo le parole di mia figlia che mi dice “Papà sei guarito perché sei  tornato quello di prima, con tutti i tuoi difetti”. Mi rendo conto, comunque, che ho dovuto smorzare molto i toni perché ora sono io ad avere bisogno degli altri e questa è una cosa con la quale devo ancora fare i conti.  Oltre alla mia grande voglia di vivere, il mio ritorno alla vita devo anche ai medici, fisioterapisti, infermieri e, soprattutto alla mia famiglia che mi è stata molto vicina in questo difficile percorso. Quest’anno sono riuscito anche a sciare grazie ad un’attrezzatura predisposta per i portatori di handicap, e così ho dato ancora seguito alla mia grande passione per lo sci, condivisa da sempre con i miei familiari. La mia esperienza di vita nella disabilità, mi ha portato a realizzare un’associazione per consigliare le persone, che come me devono fare i conti con una mobilità ridotta, nei progetti di abbattimento delle barriere architettoniche, visto che come professionista ho acquisito sensibilità e nuove competenze.

Il mio ritorno alla vita è stato l’inizio di un lungo percorso da condividere con tutti coloro che, come me, sanno cosa vuol dire DISABILITÀ!

a cura di Franco Rovere

Gli amici di ANMIC
Associazione italiana di famiglie ADHD Fondazione ISAL Sportabili Predazzo